giovedì 25 giugno 2015

Migrare

Io sono un'immigrata in Italia. Perchè? Perche adooooooooooooro questo paese!
Mia mamma era esperta in Leonardo Da Vinci, conosceva la larghezza in millimetri dei suoi quadri ed è da quando ho memoria che volevo diventare cantante lirica. 
Oggi voglio scrivere sulla difficoltà di essere un immigrante e su un paio di riflessioni che ho fatto ultimamente.
In generale quando ti trovi a parlare con una persona non italiana spesso la conversazione cade sul come è difficile sopravvivere in questo paese e se l'Italia è o non è un paese razzista. 
Poco tempo fa ho trovato una ragazza italiana che abita in Giappone, la sua storia mi ha fatto molto riflettere. Questa ragazza mi raccontava di come si era innamorata del Giappone, di come aveva studiato la lingua e si era sposata con un giapponese. Compiendo il sogno di una vita, soffriva tantissimo e si lamentava delle stesse cose di cui si lamentano i non italiani che vivono qui, non riusciva ad inserirsi e soffriva la discriminazione. Emigrando si lamentano i propri italiani che vengono da altre provincie, anche per loro è molto difficile inserirsi. Definitivamente per chiunque  diventa molto difficile accettare l'altro, l'inserimento non dipende solo dai propri sforzi.
Come sconfiggere il senso di frustrazione quando essendo un immigrato si subiscono discriminazioni?
Non si sconfigge mai. 
Alcuni settori della società del paese di accoglienza accusano i nuovi arrivati come responsabili dei problemi economici o sociali che soffrono, le statistiche mostrano che gli immigrati apportiamo più risorse alla società di quelle che consumiamo, nonostante è quasi impossibile evitare la discriminazione.
Non è che gli italiani siano più razzisti di altri popoli, perché come umani la nostra reazione animale iniziale è respingere e rifiutare l'altro. Quest'altro può essere diverso da te per la sua provenienza, per parlare un'altra lingua, per avere un accento diverso, per qualsiasi cosa. In realtà alla fine il motivo per il quale ti detestano non esiste e non importa, è una reazione istintiva, non è il risultato di un ragionamento. Semplicemente il diverso è inaccettabile. Il diverso è matto, è fuori, si sbaglia sempre e fa tutto male. Qualvolta sei diverso per tua decisione: non sei un festaiolo in un gruppo di festaioli, preferisci restare a casa a risolvere problemi matematici e sarai il prossimo Einstein, quindi sarai il rifiutato dal gruppo. Qualvolta sei diverso per eredità: sei figlio d'immigranti. Qualsiasi cosa, anche piccola causa il rigetto. Esiste il problema, esiste il conflitto ma l'importante è che questa senzazione non si trasformi in sgomento e non ti impedisca di fare cose. 
Il conflitto non lo puoi eliminare, quando si cerca di fare questo arriva la violenza. Perché vuoi forzare agli altri a pensare come te o fare le cose alla tua maniera? 
Invece il conflitto è una grande cosa, se sono da solo non c'è conflitto, l'altro mi definisce come individuo e come diverso, grazie all'altro io divento Io ed il conflitto si può risolvere in tante forme diverse che non devono per forza includere la violenza.
Uno Stato è una creazione artificiale dello spirito umano, ha messo a vivere insieme le provenienze più svariate, succede in ogni paese del mondo. Un trevisano ed un siciliano non hanno legami di sangue, ognuno di loro ha questo legame con la propria famiglia, ma si sono trovati a vivere insieme come italiani in questa nazione. Tutti, italiani e non, possiamo accettare l'impegno di convivere in pace e dobbiamo questionarci su di come diventare migliori cittadini per poter vivere meglio insieme. Immaginate un mondo dove si rivaluta il dialogo, parli tu e ti ascolto, parlo io e mi ascolti; insieme arriviamo a una soluzione pacifica, tra uomini in buona fede, usando la ragione e la dialettica.
(Dialettica: Capacità di svolgere un ragionamento con logica ineccepibile, ricchezza di argomentazioni, e forza persuasiva.)
Lo so che non c'è una soluzione facile, i professionisti del pensiero cercano delle risposte a questi conflitti da secoli, io faccio come gli stoici raccomandavano: le cose che dipendono da te, le puoi cambiare, quelle che invece no, le accetti come sono.
Tutti possiamo capire se ci mettiamo un po' a riflettere, non tutti devono sperimentare quel che significa essere un migrante ma possiamo immaginare lo difficile che è. 
Alla fine onora la nostra umanità il considerare tutti gli esseri umani come i nostri simili, unici e irrepetibili in ogni individualità ma accomunati in questa piccola nave chiamata pianeta terra, magari un giorno non molto lontano, avremo tutti le stesse opportunità di realizzarsi nella vita.

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