sabato 4 marzo 2017

Non tutto deve avere un senso...

Possiedo un'incapacità ontologica per credere. 


Mentre più penso e mentre invecchio di più,  mi sembra meno possibile dimettermi dell'azione del pensare in favore della fede. 

Non invidio i credenti. 

So che risolvono tanti dei loro problemi con la fede, 
so che la fede risolverebbe tanti dei miei, ma, 
sono qui, 
porterò con me le mie angosce ed i miei dubbi, 
fino alla fine.

Non possiedo risposte.

Il mio avvicinamento alla scienza anche non ha risolto questi miei problemi. 
Non ammiro la scienza per questo motivo.
La scienza ti spiega i come, non i perché.

La filosofia?

La filosofia non risponde, la filosofia chiede, fa domande. 

Le risposte sono assunto della vita. 

Ma ci sono poche risposte, è il percorso che possiede il valore.

La nostra grandezza e la nostra tragedia allo stesso tempo è che siamo gli unici esseri con domande, dubbi e angosce.
Andiamo alla ricerca delle motivazioni, di un senso, è la nostra particolarità è il destino di un essere umano che pensa.

Rivendico la mia eredità occidentale come un fatto di civilizzazione non di fede.

La fede non offre argomentazioni altrimenti non sarebbe fede.
Non capisco chi vuole provare scientificamente la propria fede, la fede non si prova, si vive e basta.

La fede non si discute, si ha.

Io non possiedo questa fortuna.

Come umani siamo esseri che non erano necessari né obbligatori nel trascorso dell'evoluzione. La scienza ci dice che siamo un risultato del caso.

In scienza la parola 'credere' non ha senso. 
Sappiamo alcune cose. 
...con alcune variabili diverse, non saremmo neanche esistiti...

Non c'è ragione, non c'è senso, 
perché non ce n'è motivo.

Ma siamo qui, e cerchiamo il senso delle cose. 

Alcuni lo trovano nella politica, alcuni nella religione, alcuni trovano ragioni più piccole o più grandi in corrispondenza con la misura del proprio 'spirito'.

Altri rimangono davanti all'immensità del vuoto.

Dove rimango io?

Io, davanti alla vastità dello spazio e l'infinità del tempo.
Con il mio abbandono e la mia solitudine.

Eppure sono qua, e devo fare cose e farle bene.

Perché?
Perché l'essere umano è quello che fa.

Siamo qui, 
non siamo necessari, 
non siamo amabili
con tutto ciò esistiamo e soffriamo. 
E non ce n'è bisogno di soffrire tanto.

Vado verso 'più curiosità' 
non verso 'più credenza'.

La fede non mi appartiene. La comprendo negli altri, comprendo il bisogno degli altri che cercano di calmare le proprie angosce e trovare delle spiegazioni.

Ho un'immensa simpatia verso le persone che cercano di credere e che qualvolta riescono e qualvolta no.

Gli umani siamo esseri che cercano la trascendenza, non ci basta con mangiare ed accoppiarci. Vogliamo di più, vogliamo dare un senso alla vita.

Io mi tengo la mia angoscia.
Nessuno mi ha fatto niente.
Mi prendo la responsabilità dei miei errori e dei miei successi.

Chi vuole far sparire l'angoscia non merita autodefinirsi essere umano, non merita quella dignità.

Questa è la mia dignità come essere umano.

Gli esseri umani cercano, perché non possono restare inermi davanti al vuoto.

Inventano.

La non credenza è un'affermazione della solitudine dell'uomo nel universo che genera orgoglio e genera angoscia.

Questa affermazione dobrebbe partorire una morale e una etica fondata sull'unico valore discernibile: l'uomo.

Il razionalismo è il riconoscimento del ruolo chiave della ragione nella avventura umana. Credere in un dio è affermare che la vita ha un senso, non è anti-razionale, lo vedo come una ricerca di senso.

Sono una non credente con un grande senso del sacro, del limite, della attesa anche con l'assenza della fede.

Sono per la dignità della persona a se stessa, senza il sopranaturale, l'uomo davanti a se stesso.

Ad alcuni esseri è impossibili soddisfarli, troppo irrequieti, 

ricercatori, 
riflessivi, 
hanno mollato la soddisfazione molto lontano, e cercano di andare ancora più lontano e più profondo e non si preoccupano per le soddisfazioni.

Io non cerco soddisfazioni discuto con me stessa e con le poche persone con chi posso discutere.

Sono nata per questa angoscia.

Sono nata per farmi domande che non hanno una risposta.

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