domenica 28 maggio 2017

Piero Cipriano 'Il manicomio chimico'

cronache di uno psichiatra riluttante



La biblioteca del congresso degli stati uniti è probabilmente la biblioteca più grande mai esistita con 28 milioni di libri catalogati. Se io mi metto a leggere, a non fare altro che leggere in tutta la mia vita, al massimo arriverò attorno ai 20 mila libri letti, lo so, triste.

Quindiiiiiiiiiiiiiii,  vi esorto a scegliere bene.

***Consiglio questo libro. Non mi metto a fare qui una recensione ma cito (quasi) testualmente dei pezzi. Tutto quello che c'è tra le virgolette (") è proprietà intelletuale di Piero Cipriano ed elèuthera editrice. Dove ci sono tre puntini manca qualcosa, perché non volevo stendermi ma rendere l'idea in un modo breve. L'obbiettivo di questo post è invogliarvi alla lettura di questo meraviglioso libro.***

"Non so cosa sia la follia. Può essere tutto o niente. E' una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civili, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece questa società accetta la follia come parte della ragione, e quindi fa diventare ragione attraverso una scienza che s'incarica di eliminarla. Il manicomio ha la sua ragione d'essere nel fatto che fa diventare razionale l'irrazionale. Quando uno è folle ed entra in manicomio smette di essere folle per trasformarsi in malato. "
Franco Basaglia, Conferenze brasiliane


CAPITOLO PRIMO
Chiamatemi Sisifo

"E' triste la vita, chiusa nei fortini della cura, ad aspettare. Fuori c'è il deserto dei Tartari, silente, minaccioso, dentro colleghi rassegnati e disadattati, forse più arresi alla vita dei reclusi stessi, disadattati per una loro follia diversa, scaltra, la follia della gente normale che non si fa rinchiudere ma rinchiude, che non si fa violentare ma violenta."
"...ma l'ozio permette di riflettere, e io sto riflettendo, e mi torna in mente La banalità del male, e la domanda di Hannah Arendt agli ebrei: ma perché non vi siete ribellati? Non sarebbero stati sei milioni, le vittime dell'olocausto, se i funzionari ebrei si fossero ribellati alle direttive naziste, e penso ad alcuni miei colleghi in particolare, non tutti, ma alcuni sono veramente dei burocrati, obbedienti agli ordini, tanti piccoli Adolf Eichmann che fanno il male mica perché amano fare il male, no, manco si rendono conto di fare il male, lo fanno proprio perché si attengono scrupolosamente alla legge, ai protocolli...e io ora sento questo mio umore farsi sempre più socratico...perché è meglio subire un torto che commetterlo, è meglio che io sia in disaccordo col mondo...piuttosto che essere in disaccordo con me stesso, perché io, poi, con me stesso ci devo continuare a vivere..."

CAPITOLO SESTO
L'era del manicomio chimico
(prima parte)

"Un fkih marocchino... dispone di un'impressionante collezione di libri antichi, che descrivono la vita dei djinn, ...ha imparato tutti i nomi di questi spiriti, e li sa riconoscere, e li sa trattare.
Un guaritore ebreo sa trasformare in numeri le lettere del nome del suo paziente e di sua madre.
Un baba-lawo del Benin non fa proprio nessuna domanda al paziente. Si limita a lanciare infinite volte delle conchiglie, ottenendo duecentocinquantasei configurazioni possibili,... e per ogni configurazione sa dare una prescrizione terapeutica.
Uno psichiatra occidentale, invece, osserva segni e interpreta sintomi per trovare un nome a quel che vede (diagnosi) e prescrivere una terapia (prevalentemente farmaci)."


CAPITOLO OTTAVO
L'era del manicomio chimico

(seconda parte)

"Ansiolitici e antidepressivi, i nuovi cosmetici

L'ansia è una condizione normale, gestibile in maniera non farmacologica." "Tuttavia, a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, anche l'ansia (questa la promessa dei venditori di farmaci) sarebbe stata un mero ricordo. Prima fu la volta del meprobamato, ...nel 1960, fu commercializzato il... Librium. [...] nel 1963, fu introdotto il diazepam, più noto come Valium, che dal 1968 al 1981 è stato il farmaco più venduto nel mondo occidentale. Non male, per un farmaco che cura una condizione ordinaria dell'esistenza di ogni essere umano."

L'invenzione del disturbo bipolare"


CAPITOLO UNDICESIMO
L'era del manicomio chimico


(terza parte)


"Come i bambini e gli adolescenti sono diventati i migliori clienti della farmacia psichiatrica

...negli anni cinquanta...i bulli e gli svogliati nelle scuole venivano chiamati bulli e svogliati, e ancora non era stato inventato il disturbo da deficit dell'attenzione con iperattività (ADHA, dall'acronimo in inglese...) 

Gli edonistici anni Ottanta e l'irresistibile ascesa del manicomio chimico

Pinel, alla fine del Settecento, in piena Rivoluzione francese, inventò il manicomio. Separò il carcere dall'ospedale per i folli. Due secoli più tardi, l'American Psychiatric Association, nelle ultime due decadi del Novecento, ha reso grande, invincibile e forse imperituro il manicomio chimico.

      Ma com'è potuto accadere tutto ciò? Com'è stato possibile realizzare questa società...preconizzata da Aldous Huxley ne Il mondo nuovo, del 1932, quando ancora non era stato sintetizzato alcuno psicofarmaco?"

CAPITOLO TREDICESIMO
L'era del manicomio chimico
(quarta parte)


"Eppure, io lo sapevo che la tristezza, anche quando è tosta, pure senza farmaci, passa, ci mette mesi, ma poi passa, è sempre stato così..."

CAPITOLO QUINDICESIMO
Droghe, miseria, follia


"Continuiamo da qui: l'oppio, in senso lato, nel senso delle droghe, ovvero delle sostanze psicotrope, sia legali che illegali, è la religione dei popoli, ormai."

"...Due sono i principi attivi della cannabis indica: il tetraidrocannabidiolo (THC), stimolante del sistema nervoso centrale, e il cannabidiolo (CB), inibente. Questi principi attivi, nella cannabis di una volta, erano in rapporto uno a uno. Si neutralizzavano. Perciò era vero il dato empirico che farsi una canna rilassava. Invece la selezione e ibridazione di piante, negli ultimi vent'anni, ha creato le slunk, o spice drugs, o qualunque altro nome le diano, in cui, a quanto pare, il contenuto di THC è oltre venti volte quello delle vecchie piante, e il contenuto di CB, invece, pressoché assente. 
      Dunque la tesi della psichiatria moderna è: cannabis + miseria = innesco di malattia mentale in soggetti predisposti. La mia integrazione a questa tesi è: psicofarmaci assunti per molti anni + miseria = mantenimento/cronicizzazione della malattia mentale, eventualmente iniziata anche per l'uso di cannabis (o di altre droghe) + miseria. [...]
      Appunto, questo è il dato: nelle nostre città la miseria c'è sempre. E non è la lotta contro la miseria, allora, uno dei modi più efficaci per combattere la follia?


CAPITOLO TRENTESIMO
La banalità degli specialisti


"Io non ho accusato gli psichiatri perché ce l'ho con loro, e quindi con me stesso, perché sono un autolesionista, un masochista, no, io ho cercato di mettere in rapporto la scioccante mediocrità di certi uomini che per uno strano scherzo della sorte si sono trovati a fare il lavoro di psichiatra, con le loro sconcertanti azioni, ho voluto cercare di capire, perché capire era, ed è una mia responsabilità, ed è la responsabilità di chiunque. Sostiene Hannah Arendt che noi definiamo il pensiero come un silenzioso dialogo interno, ora, rifiutando di pensare, in certi momenti difficili del loro mestiere, certi psichiatri rifiutano la qualità più peculiarmente umana: essere capaci di pensare. E chi non è più in grado di pensare non è più in grado di dare giudizi morali. Ed è questo che rende possibile il fatto che molti uomini comuni commettano crimini mai visti prima. La manifestazione del vento del pensiero non è la conoscenza, ma è la capacità di distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, il bello dal brutto, e io spero che pensare dia alle persone la forza di evitare la catastrofe nei momenti cruciali, quei momenti in cui si arriva alla resa dei conti."










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