giovedì 29 giugno 2017

Mi vergogno di essere umana

e mi ritrovo non da sola, in giro, 
con questa sensazione condivisa da persone di diverse provenienze e nazionalità, 
senza un'espressione politica adeguata. 

Abbiamo compreso di cos'è capace l'uomo, 
sappiamo che gli uomini possono essere cannibali, 
che gli uomini sono capaci del male incommensurabile; 
la maggior parte delle persone 
accetta che le potenzialità negative degli uomini 
sono quelle che reggono il loro comportamento in generale.

Ma in tanti si accontentano 
della confessione ipocrita: "grazie a Dio io non sono così".
Questa affermazione 
si allontana dall'idea di umanità comune 
e si avvicina alla dottrina della razza, 
negando la possibilità di una comune umanità.

Senza sentimentalismo nell'idea di umanità, 
gli uomini devono assumersi la responsabilità 
per tutti i crimini commessi dagli uomini 
e le nazioni devono condividere il peso del male commesso da tutte le altre.

Ma tante volte solo istintivamente, 
gli uomini hanno capito che l'idea di umanità, 
che si presenti in forma religiosa o umanistica, 
comporta l'obbligo a una responsabilità generale 
che essi non vogliono assumersi 
e diventa ogni giorno più chiaro 
che grande fardello sia per l'uomo il genere umano.

Il sentimento di vergogna 
è la mia espressione non politica e individuale. 

In termini politici 
l'idea di umanità che non esclude nessuno 
e non attribuisce a nessuno il monopolio della colpa, 
è l'unica garanzia che le razze superiori 
di ogni tempo 
possano non sentirsi obbligate a sterminare 
le razze inferiori non degne di sopravvivere. 

Tutti siamo responsabili di tutti.



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